Dalle intolleranze alimentari alla nutrigenetica


Lo studio delle allergie/intolleranze alimentari non è completo se non si ha una conoscenza fondamentale di come il cibo è trasformato dal corpo, sia in condizioni di normalità che in condizioni patologiche, e se non si conosce quanto la maggior parte di noi sia tollerante, dal punto di vista immunologico, alle grandi quantità di proteine estranee alle quali l’organismo è esposto ogni giorno.

Questo è un trionfo delle capacità di adattamento dell’organismo verso le abitudini alimentari di ogni singolo essere umano.

Il campo delle intolleranze alimentari generalmente viene considerato un’arte clinica piuttosto che un laboratorio scientifico. In questo c’è più di un elemento di verità giacchè le osservazioni cliniche non sempre sono supportate da test diagnostici affidabili o anche da dati di laboratorio.

Questo ha portato ad un crescente scetticismo da una parte della classe medica, soprattutto quando non è spiegabile il meccanismo di qualsiasi intolleranza alimentare proposta, che non sia quella individuata per il glutine e per il lattosio.

Il pragmatismo clinico è accettato in modo fondamentale nella maggior parte delle principali specializzazioni mediche, mentre l’intolleranza alimentare sembra essere un eccezione.

Vi è stata infatti, una forte tendenza da parte della medicina convenzionale ad affermare che, poiché non è conosciuto il meccanismo l’intolleranza alimentare non esiste, soprattutto se i disturbi del paziente non rientrano in un quadro sintomatologico e diagnostico predefinito.

Questo è sicuramente inaccettabile!

La clinica medica è la pratica di un’arte che combina l’abilità clinica ad una capacità di giudizio basata sull’esperienza e sulla comprensione delle basi scientifiche della specialità.

Fare una diagnosi richiede sicuramente capacità cliniche ma anche la capacità di capire il processo della malattia o l’esatta eziologia.

L’osservazione clinica viene prima della comprensione scientifica, e questo è dimostrato dai tanti nomi ed etichette che vengono attribuiti a malattie come: asma intrinseca, ipertensione essenziale, sindrome del colon irritabile, cefalea essenziale e altro.

Queste sono etichette di ignoranza e difficilmente spiegano o illuminano sulle cause o i meccanismi che scatenano le reazioni e le varie sintomatologie.

In questo congresso si è cercato di mettere a confronto specialisti di diverse branche mediche che nel loro lavoro hanno osservato clinicamente le allergie e le intolleranze alimentari.

L’importanza e la comprensione dei più elementari meccanismi che spiegano le intolleranze/allergie alimentari sono focalizzate sulla comprensione della struttura e del funzionamento dell’intestino, sulle sue secrezioni, sulle cellule immunitarie e sui normali meccanismi antigenici.

L’obiettivo deve essere quello di ampliare ed approfondire le conoscenze sulle malattie allergiche per poterle applicare al trattamento e alla prevenzione delle varie patologie.

L’eliminazione degli antigeni, la desensibilizzazione, in molti casi l’inutilità dei farmaci, gli interventi immunologici, le nuove applicazioni della ricerca genetica e i metodi diagnostici, sono temi su cui riflettere per migliorare le conoscenze delle intolleranze e delle allergie alimentari e rendere i medici più consapevoli del fatto che i problemi di alcuni dei loro pazienti polisintomatici, potrebbero avere una base organica.

Per tutti i motivi cui ho accennato, ho la sensazione che conoscere meglio i meccanismi antigenici, mediante diagnosi cliniche più accurate e lo sviluppo di nuovi metodi diagnostici di laboratorio, renderanno ancora più evidente l’importanza delle allergie/intolleranze alimentari nel benessere psico-fisico dell’individuo negli anni a venire. 

Negli ultimi 10 anni sono stati fatti notevoli progressi nello studio dei rapporti tra geni e ambiente e da essi è emerso un nuovo territorio della conoscenza: La Nutrigenetica.

Una equipe di medici internazionali ha selezionato un gruppo di geni che determinano il modo in cui un individuo reagisce a certi nutrienti essenziali. In tal modo si può stabilire una dieta o dei consigli su misura per la persona necessari per ottenere i massimi benefici decidendo in base al suo genotipo ed esercitando quindi un controllo più effettivo sulla qualità e le sue aspettative di vita.

Aver superato lo scetticismo di tanti colleghi che hanno potuto constatare personalmente il successo dell’applicazione delle metodiche dell’Ecologia Clinica, ed ora della Nutrigenetica, nella cura di varie malattie e aver potuto aiutare, in tutti questi anni, pazienti con patologie a volte ritenute senza speranza di cura, mi riempie di orgoglio e soddisfazione e mi da lo stimolo per trasmettere a coloro che lo desiderano, le conoscenze acquisite in oltre un ventennio.

E’ doveroso citare l’A.I.Nu.C.  e lodarla per aver saputo cogliere la necessità e la richiesta dei tanti professionisti che operano nel campo della nutrizione e non solo e per aver coinvolto medici specialisti che con dedizione e spirito di gruppo hanno anteposto ai propri interessi personali la Ricerca e la Formazione che sono i cardini degli obiettivi della Scuola.

 

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